PIWI, OVVERO I VIGNETI RESISTENTI ALLE MALATTIE FUNGINE

di Giuseppe Casagrande

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Il giovane enologo Nicola Biasi ("Vin de la Neu", Coredo) ha lanciato una rete di imprese tra i produttori del Veneto, del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia.

Quando gli addetti ai lavori o i wine lover pronunciano con sussiego la parola "Piwi", non spaventatevi. Piwi altro non è che l'acronimo della parola tedesca "Pilzwiderstandfähige", che significa vitigni resistenti alle malattie fungine.

Sono centinaia, oggidì, i vitigni resistenti (tra i più famosi ricordiamo il Solaris, lo Johanniter, il Bronner, il Muscaris, il Souvignier Gris) e rappresentano il futuro, in termini di sostenibilità, ma anche di qualità, della viticoltura e dell’enologia mondiale.

Parola di Nicola Biasi, trentino doc, enologo e produttore con vigneti in quel di Coredo (Alta Val di Non) che dopo il debutto informale al Merano Wine Festival 2021, ha lanciato la rete di imprese Resistenti Nicola Biasi.

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Vi hanno aderito sei aziende agricole in sei territori diversi del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e del Trentino. Nicola Biasi, è balzato agli onori delle cronache per aver vinto l'anno scorso il prestigioso premio “Cult Oenologist 2021” assegnato dal "Merano WineFestival": è il più giovane ad aver mai ricevuto questo ambito riconoscimento. 

“Resistenti non sono solo i vitigni, ma anche gli stessi produttori che, in un momento difficile come questo - ha spiegato - hanno abbracciato la sfida della sostenibilità in territori differenti e caratterizzati da altitudini e climi che fanno della loro viticoltura qualcosa di davvero innovativo”.

Sei le aziende che hanno aderito al progetto "Renitens"

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Sei sono le aziende che hanno aderito al progetto "Renitens". Albafiorita a Latisana, nella riviera friulana. In un zona non conosciuta per l’innovazione, Dino de Marchi decide di puntare sulla sostenibilità producendo i suoi vini bianchi esclusivamente da vitigni resistenti. Ca’ da Roman a Romano d’Ezzelino.

Ai piedi del Monte Grappa, Massimo e Maria Pia Viaro Vallotto nel 2015 danno vita all’azienda di soli vitigni resistenti con cantina dedicata che a oggi, risulta essere la più grande d’Europa. Colle Regina a Farra di Soligo, tra i colli della Marca trevigiana. Nel cuore del Prosecco Docg, Marianna Zago decide di andare controcorrente concentrando la sua produzione su vini ad alta sostenibilità grazie all’impianto di vitigni resistenti. 

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Poggio Pagnan a Mel, nella Valbelluna. Gianpaolo Ciet e Alex Limana coltivano esclusivamente varietà resistenti e le vinificano nella loro cantina, la prima di Borgo Valbelluna. Della Casa a Cormons, nel cuore del Collio goriziano.

Renato Della Casa decide di affiancare l’innovazione alla tradizione dei vitigni autoctoni del suo Collio bianco. Infine l’azienda di Nicola Biasi, a Coredo, tra le Dolomiti trentine, dove l'enologo trentino crea un vino che nasce per rompere gli schemi: il "Vin de la Neu".

In lista d'attesa altre due cantine del Veronese e del Bellunese

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Sei identità differenti accomunate da un unico obiettivo: produrre vini di eccellenza praticando la vera e reale sostenibilità in vigna e in cantina, salvaguardando in maniera concreta l’ambiente.

E presto le cantine della rete diventeranno otto, con l’ingresso di Vigneti Vinessa di Mauro e Leonardo Bonatti, che, a San Zeno di Montagna, località che domina dall'alto la sponda veronese del Lago di Garda, ad oltre 750 metri di altitudine coltivano solo vitigni resistenti, e Villa di Modolo a pochi chilometri da Belluno, il nuovo progetto di Francesco Miari Fulcis che legherà la produzione di vini di alta qualità all’esclusività di una location e di un territorio, unici nel loro genere. 

“Crescere insieme, uniti da un progetto che mai come in questo momento è attuale e prioritario, ci rende orgogliosi e molto vicini. Attraverso il nostro impegno in viticultura - commenta Nicola Biasi - vogliamo non solo produrre eccellenza, ma anche contribuire all’equilibrio del pianeta e alla sua salvaguardia”. In alto i calici. Prosit.

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